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LEGGE ELETTORALE: Legge Calderoli, il «Porcellum»

La legge elettorale attualmente in vigore è la n. 270 del 21 dicembre 2005. Porta il nome del suo relatore, l’allora ministro delle Riforme, il leghista Roberto Calderoli. Il nomignolo con cui tutti oggi vi si riferiscono (nessuno la chiama Legge Calderoli e men che meno con l’identificativo numerico) deriva da una frase pronunciata dallo stesso Calderoli quando, nello studio di Matrix, ebbe a definirla una «porcata». Per similitudine con il Mattarellum, la legge elettorale firmata da Sergio Mattarella in vigore fino a quel momento, è stata appunto ribattezzata «Porcellum».

IL MECCANISMO – Prevede un sistema di voto fortemente proporzionale ma con premi di maggioranza finalizzati a garantire governabilità ma che possono anche portare ad un Parlamento molto lontano dalla fotografia del voto stesso, come accaduto nell’ultima tornata. Alla Camera la coalizione vincente acquisisce infatti almeno 340 seggi su 630, indipendentemente dal totale dei consensi raccolti. Nell’ultima tornata il centrosinistra si è garantito il 54% dei seggi pur avendo conquistato solo il 29,5% dei voti. Quasi un raddoppio. Al Senato, invece, il premio di maggioranza è su base regionale: ogni regione assegna un certo numero di senatori, ma il 55% va in automatico alla coalizione che raccoglie più voti. Così in Lombardia, per fare l’esempio della regione più «pesante», il centrodestra ha conquistato 27 seggi su 49. Il 55%, appunto, pur avendo messo insieme solo il 37,62% dei voti.

PIACE A DESTRA – Visto che tra le Regioni che assegnano più senatori molte sono storicamente governate dal centrodestra, il meccanismo è stato visto come un vantaggio che i parlamentari della coalizione di Silvio Berlusconi, che la legge la votarono (e di cui facevano allora parte anche An e Udc), vollero darsi in vista della sfida del 2006 con il centrosinistra di Prodi che sulla carta appariva avvantaggiato. Quelle elezioni si conclusero con un quasi pareggio e Prodi riuscì ad avere una maggioranza risicatissima al Senato che rese la sua coalizione estremamente facile (e infatti dopo due anni naufragò).

Con il «Porcellum» si è votato nel 2006 (vittoria Prodi), nel 2008 (vittoria Berlusconi con maggioranza molto ampia, anche per i motivi di cui sopra) e nel 2013 (il «primi ma non abbiamo vinto» di Bersani).

UN PREMIO PER CHI? – Il premio di maggioranza è contestato anche perché viene assegnato alla coalizione vincente a prescindere dal fatto che questa si mantenga anche dopo il voto: il centrodestra nella precedente legislatura si spaccò dopo due anni, con la fuoriuscita di Futuro e Libertà; il centrosinistra, in questa tornata, si è separato dopo due mesi, con il Pd in maggioranza e Sel all’opposizione. Sel tuttavia mantiene i 37 seggi alla Camera frutto della sua quota di premio di maggioranza che non avrebbe mai avuto se non si fosse presentata insieme al Pd (anzi, con il 3,20% non sarebbe neppure entrato in Parlamento essendo prevista per Montecitorio una soglia di sbarramento al 4%). Altri punti contestati della legge sono le liste bloccate (l’elettore non può esprimere preferenze sui candidati ma votare solo il simbolo del partito; i parlamentari vengono eletti in ordine di lista e, quindi, in base alle scelte delle segreterie dei partiti) e, appunto, le soglie di sbarramento, contestate dalle forze politiche minori.

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Fuente: Il Corriere della Sera.