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Viviano: uniti contro la crisi

Viviano-uniti-contro-la-crisiViviano: uniti contro la crisi | Messaggero di Sant’Antonio

Un Paese lacerato dalla crisi. Ma pieno di speranze, grazie anche ai giovani di origine italiana che stanno cercando di cambiare le cose. José Viviano, 37 anni, è tra questi. Chef e imprenditore nel settore della produzione e confezione di alimenti tipici italiani all’ingrosso e al dettaglio, è nato ad Arlington, Virginia (Usa). Di origine trapanese, oggi vive a Valencia, in Venezuela. È rappresentante di Sicilia Mondo e nel direttivo Ars (Associazione regionale siciliana) di Carabobo.

Qual è la situazione attuale?

Il Paese è diviso, l’economia si trova a fare i conti con la caduta del prezzo del petrolio, la svalutazione della moneta, la crisi alimentare (non si trovano prodotti base come farina, burro, pasta, olio), mancano medicine e servizi per la salute; scarseggiano persino carta igienica, shampoo e sapone, tanto che, per tali merci, vige il mercato nero. I morti per cancro sono in aumento: i farmaci sono insufficienti. Vengono razionati acqua (2-3 giorni la settimana) ed elettricità (3-4 ore al giorno). E la criminalità è dilagante.

Quali sono le attese dei giovani?

In questa situazione è impossibile valorizzare capacità e talenti. Con un salario di 25 dollari al mese, risulta difficile persino studiare. Soffocati dall’impossibilità di rimboccarsi le maniche, molti emigrano. Solo chi ha possibilità economiche riesce ad avviare un’attività nel commercio. Persino un appuntamento al nostro Consolato è una missione impossibile.

Come vivono tutto ciò gli italiani?

Con uno smarrimento in più. Tanti tra coloro che avevano lasciato l’Italia in cerca di fortuna, si ritrovano, dopo anni, con una vita già compiuta, ma in una situazione forse peggiore. Qui hanno famiglie, figli e nipoti: impossibile andarsene. Chi riesce a percepire la pensione si vede erogare assegni di poche decine di euro. In troppi, però, non ce la fanno a causa di leggi assurde, come quelle che impediscono il riacquisto della cittadinanza.

Come guardate all’Italia?

Come a un Paese in cui prevalgono ancora cultura, tradizioni e valori, famiglia e lavoro in testa. Noi, a cominciare dai giovani, ci sforziamo di rappresentarla al meglio, vale a dire come ambasciatori in questo Paese dell’Italian style.

La comunità italiana può dare una mano?

Poco tempo fa, durante una protesta antigovernativa a Valencia, ho vistoin corteo una vecchietta siciliana che conosco da tempo. Era accompagnata dai nipoti. Sfilavano sventolando le bandiere del Venezuela. Questo fa capire la forza con cui la comunità italiana ricerca una soluzione. Siamo una grande real­tà che non si deve accontentare. Dobbiamo tenere salde le abitudini ereditate dagli avi ed esigere di vivere in libertà e democrazia.

Che cosa ti sta a cuore?

Vorrei che un giorno i miei discendenti potessero vivere in un Venezuela migliore di questo.